Sunday, June 24, 2007

122- Juicer

Paul, il mio coinquilino ha preparato quella specie di "burrito vegano", e io il succo di carote e barbabietole... e non fate quella faccia schifata, e' buono!

Che poi non si dica che la meno sempre con questa storia del passato e del meridione... ma e' che io ci son cresciuto giu', o per dirla meglio: a torino andavo a scuola (bello parlare del passato quando si tratta di studiare...), quindi noia libri, compiti...
Le vacanze invece: sole, mare e cazzeggio le passavo giu'. E per forza che i piu' bei ricordi li ho di giu', comunque.

Beh, allora l'estate e' la stagione migliore per i pomodori. Il rosso fuoco, che ti rimanda al sole cocente e ai corpi bruciati dal primo sole estivo, o dai turisti disattenti.
Il profumo pungente, e anche un po' le piante. Spremici un pomodoro sopra la ferita, disinfetta. Lo so, sembra strano, ma mio nonno me lo diceva sempre... e bruciava, eccome! Certo ai pomdori da supermercato e' rimasto forse solo il rosso del pomodoro...

Cosi' mia nonna d'estate prearava la conserva. Passata di pomodoro, o pelati sottovuoto.
Ai pelati sottovuoto e' meglio togliere i semi. E mia nonna lo sapeva, eccome! Ma anche noi ragazzini lo sapevamo, o per lo meno sapevamo che la nonna il sughetto rimasto dai semi dei pelati strizzati prima di essere messi nei vasetti, lo metteva in un pentolone. E noi con fettona di pane, tipo toscano, un po' piu' pesante, a palettate li prendavamo quei semini... e goccio d'olio di oliva, quello di mio nonno, ovviamente, forse anche senza sale... e via scorpaccciata fino a "panza china" (pancia piena).
E' forse per questo ricordo che dopo aver messo i pelati sulla pizza, prima di risciacquarmi le mani, senza che nessuno si accorga, ancora una slurpatina alle dita gliela do.

L'altra fine per i pomodori pelati era la conserva. Cosi' c'era il passapomodori, lo chiamavo io, un aggeggio in acciaio, fornito di imbuto in cima, che come bocca spalancata si ingozzava di pelati. Poi Una manovella, attaccata a una vite senza fine, pressava i pelati contro le pareti di un'altro imbuto, con migliaia di forellini. Una specie di pala convogliava il pomodoro passato dai buchi in un recipiente piu' in basso, di solito vasca in plastica blu. Il restante, scarto veniva sputato all'estrenita' della vite, in un secchio, di solito anche quello blu. E sembrava un po' tutta una strage pero'. Rosso dappertutto, pellicine di pelati e semi che giacevano asciutti asciutti un po' sul fondo, un po' sulle pareti del secchio. Insomma 'na schifezza.
Ma non era tanto per la passata in se', ma per quell'insieme di gestualita' quasi che come un rito si riproponevano tutte le estati. Che quando non si aveva da sgobba', ci si metteva li' attoniti, ipnotizzati dalla manovella e dal succo e dalla nonna. Mento su braccia conserte sul tavolo, occhioni, si hanno sempre gli occhioni da piccoli, nonna, succo e manovella.

Oggi pero' mi son preso la mia rivincita. Sara' che quei ricordi ti rimangono impressi e come le pubblicita' migliori, ti si insinuano da qualche parte nel cervello e al momento opportuno 'zacchete, ti fanno comprare cose di cui poi ti dici... boh?
Ecco mi sono comprato il mio Juicer. E' come il passapomodori di mia nonna! E' solo piu' piccolino ed in plastica, ma resistente, cosi' non ossida le verdure. Si mangia di tutto. Carote, sedano, barbabietole, le mie preferite, mele, pere e qualcuno dice anche le arachidi per fare il burro di arachidi, ma in quel caso credo che ci si serva anche degli scarti...

Mentre qui a Los Angeles, Santa Monica, Venice, che sono tra le citta' piu' hippie e salutiste degli states, tutti hanno un juicer, ma di solito elettrico, ecco io no! Una volta imparato che CRANK significa manovella, ho messo juicer+crank... ed ecco come per magia, la macchinetta (mac), come il computer dell'A-team, mi tira fuori il mio BELLISSIMO JUICER.
Ecco, io pensavo, vabbe' mo' ho fatto la cazzata e chissa' se poi lo uso. Lo uso almeno due volte al giorno. Ecco magari io mi autoconvinco su molte cose, ma quando si tratta di mal di testa e fiacchezza dovuta a cibo, li' ho poco di cui ingannarmi. Un cibo o una bevanda o funziona o non funziona! O il mal di testa mi rimane... o mi passa. E chi ha lavorato con m e lo sa, a giudicare dalle scorte di cibo che avevo di fianco al monitor!

Qui si usa molto la spremutina di erba di grano, o meglio il "wheat grass shot". Avete presente quelle piantine che si trovano qualche volta nelle chiese verso pasqua? Cotone imbevuto d'acqua, semi di grano e via erbetta che cresce e verdeggia da bicchieri di vetro o di plastica, a scelta.
La si puo' trovare anche nei "Jamba Juice", tipo fast food, ma senza food, o meglio con granite e frullati di ogni tipo.

Beh, io trito e spremo soprattutto carote, barbabietole, sedano, kale (non ho ancora capito che e' in italiano) e cetrioli... Dapprima un senso di calore che va su al cervello che dopo qualche minuto mi fa sparire il mal di testa, e poi il calore si diffonde in tutto il corpo, rilasciando un sensazione di benessere.

Insomma talmente convinto di 'sta roba che ne ho subito fatto comprare anche uno dai miei. Beh, ce l'ho ancora io, ma al piu' presto glielo porto io di persona!
... e chissa' che uno di questi giorni me la faccio pure io una passatina di pomodori pelati....

-to be continued-

Wednesday, June 13, 2007

121- Dragonfly




Da piccolo, tutte le estati mi capitava di assistere ad uno di quegli spettacoli, di cui non ti stancheresti mai di vedere e rivedere.
Perlomeno io. Ebbene, sempre il sole cocente salentino, che forzava gli adulti, che di conseguenza forzavano noi bambini a dormire al primo pomeriggio. E' che loro volevano dormire, ma si sa, quando si e' ragazzino, non si ha mica tempo da perdere in pennichelle.
Allora noi, dopo aver fatto finta di esserci addormentati, sicuri che zii e genitori erano ormai rapiti tra le braccia di Morfeo, che neanche si sapeva chi fosse ai tempi, attenti a non far rumore, si usciva per la campagna... alla solita caccia di lucertole.
Quando pero' i cugini non c'erano, e si era soletti per le fughe pomeridiane, ci si arrangiava come si poteva.
Ai tempi ricordo di farfalle bellissime, che oggi non vedo purtroppo piu' tornando giu' al paese. Ci ho messo un po' a capire che una volta persa la polverina del trucco di cui si vestono per lo spettacolo, erano destinate a morte certa. Quando si dice: meglio senza trucco, beh non sempre.

Ecco l'alternativa alle farfalle, la trovavo invece, dietro alla torretta del cesso. Si, perche' il bagno, o meglio proprio la tazza, era non in casa, ma era fuori. Che mi ricordo fondamentale pisciata prima di andare a nanna, che altrimenti chi ci usciva di notte con volpi e selve in giro per la campagna... e chissa' cos'altro.

Beh dicevo, dietro al bagno, vicino all'abero di melo cotogno, c'erano i carciofi. Facevano un po'da spartistrada, tra la terra rossa e la strada in battuto. Ogni tanto c'erano pero' anche i finocchi, che profumavano l'aria con i loro obrellini pieni di semi. Comunque, mi sto un po' perdendo, ecco che questi steli e carciofi erano il posto perfetto, per osservare una tra le creature che ti richiama un po' alla tecnologia, al futuro organico, che sempre tarda ad arrivare, e perche' no anche al gotico passato: Le libellule che volteggiavano leggiadre, che ti veniva voglia di prenderle e di smontarle, come un modellino di un elicottero, per vedere come erano fatte.
Solo che quella strana protuberanza alla fine del corpo allungato, che muovevano come coda di scorpione, mi ha sempre fatto desistere, pensando magari che a nascondersi proprio li' alla fine ci fosse un pungiglione. Ebbene lo spettacolo di queste ballerine androidi, impegnava un bel po' del mio tempo dedicato al cazzeggio, pensando e ripensando alla maniera di crearne uno di quegli elicotteri del futuro, chissa', magari, un giorno.

"Dragonfly" (libellula) appunto, e' la mostra alla sci-arc (05.18.07 - 07.08.07) , allestita e curata da Emergent + Buro Happold. Lo studio Emergent, da tempo cerca di integrare il design-architettura, con le forme e le tecnologie messe a disposizione dalla natura per noi dopo migliaia di anni di evoluzione.
Cosi' hanno sviluppato con gli ingegneri del Buro Happold, una struttura in centinaia di sagome in alluminio con un notevole sbalzo, imitando o perlomeno cercando di imitare la struttura delle ali della libellula.
Hanno utilizzato CATIA per lo sviluppo dell'intera struttura, che ha loro permesso di poter cosi' controllare le modifiche di puro disegno, con le necessita' strutturali.

Insomma in poche parole migliaia di variabili e centinaia di pezzi fatti su misura per una mezza ala di libellula.
Secondo me il risultato e' un po' complesso, ma comunque carino da vedere, e poi per uno come me affascinato sin da bambino dal volo delle libellule, una bella soddisfazione comunque vedere qualcosa che gli si avvicini...

-to be continued-

Wednesday, June 06, 2007

120- Prendi e porta casa

-Ryan, Andy (il mio capo) col volto nero, e un mezzo svedese che rivende i pezzi su ebay-

-Dai mettiti qualcosa di non troppo bello, che domani ci si sporca-
Mi dice di sfuggita il mio capo, mentre esco dall'ufficio.
-Voi arrivate per le nove e mezza, io vado la' prima, verso le sei, cosi' quando arrivate sara' tutto pronto, e cosi' non ci mettimao tanto tempo-

Ryan, il mio collega passa a prendermi con la sua nuova decappottabile. Io mi metto gli occhiali da sole e via.
Arriviamo "in valle" (San Fernando Valley) e ci fermiamo in un parcheggio, con una puzza nauseabonda. Ci dirigiamo dunque verso questo posto, che per entrare, dobbiamo sborsare ben due dollari, neanche fosse un luna park. E vi spiego perche'.

Migliaia di macchine parcheggiate su pali di acciaio alti 60 centimetri, che tengono le macchine per aria. Un cimitero di auto. Anzi un ospedale con auto ormai all'ultimo stadio.
Qui, gli avvoltoi, si precipitano sulle vittime ad espiantare organi piu' o meno vitali, ad auto ormai date per spacciate. E come formichine laboriose, pezzo per pezzo, delle auto, rimane solo lo scheletro, se va bene.
"Pick your part" diceva all'ingresso. Cosi' il mio capo, si e' precipitato a strapiantare proprio il cuore, di una vecchia buick, per metterlo alla sua, che da ormai un anno sta smontando, per poi rimontare, nuova riverniciata e pulita per benino.

Cosi' invece di arrivare e andarsene via subito, abbiamo finito di operare verso le due del pomeriggio, com mezza insolazione mia e del mio capo.
Poi mentre io mi mangiavo un burrito, dal porcaro, il mio capo pagava il cuore della vecchia buick, a meta' prezzo quel venerdi', che ancora spruzzava gli ultimi cc di olio rimasti, che col loro colore verdastro, segnavano la fine di una carriera gloriosa...

-to be continued-