Wednesday, March 28, 2007

115- Party- Ma solo gente cool!


La storia dei party e' un po' diversa di volta in volta. Ma se proprio devo provare a raccontarveli devo dividerli in categorie.

Ci sono i party in cui ti travesti. Non pensate male. Feste a tema. Ci vuole sempre un tema! Siamo in fondo nella citta' del cinema! Piraty, fantasmi, anni '80, anni '20 e cosi' via... Non tutti si travestono pero'. Di solito si va in uno di quei Thrift Stores, con roba usata che costa poco. Un completo, se hai pazienza, puo' anche venirti a costare sulla decina di dollari. Scarpe, pantaloni, maglia e magari anche un cappello. Devi esser bravo pero'.

Ci sono quelli classici, di party, quelli da festa di compleanno. Un po' piu' tranquilli, e di solito con gente mista, simpatici.
Magari al pomeriggio di domenica, col barbeque. Vero Morgan?

Poi ci sono le confraternite, ma per questo vi rimando alle avventure dei due super imbucati di Vito e Max. Io, sara' un po' per l'eta', non ci sono mai stato.

Poi ci sono i party di lavoro. O meglio, tutti i party per gli attori sono per lavoro. Infatti trovi solo attori, attori e poi attori, e anche produttori. Sono li' per avere una nuova parte in un film o chissacche'. Tutti si fanno tutti. Nel senso che tutti provvedono a capire chi si ha di fronte, se puo' essere utile, e via: sheckerata di bigliettino da visita. Beh, certo, se non sei del giro allora, sorriso di convenienza e di solito dopo un paio di parole e risatine a fine serata quelli che ti sembravano essere state delle relazioni proficue, degli scambi generosi di cervelli e di argomenti in comune si trasformano in aria fritta appena lasciata la festa. Nessuno ti caghera' piu'. Ma come? eppure mi sembrava che insomma poteva magari nascere un'amicizia, e con qualche donzella magari qualcosina di piu'. Attore? No. Produttore? No. Insomma che ci fai qui...? Ma veramente io... e fine della storia. Pero' sono simpatici. Ci sanno fare. Ti danno l'illusione, d'altronde e' il loro mestiere.

Ci sono quelli simpatici dicevo. Si perche' l'attore americano anche se famoso, magari, beh, diciamo famosino, a Los Angeles ci sta benone, e non si mette su un piedistallo a guardarti dalla testa ai piedi con quell'aria di superiorita'.
Strano? No, perche', ah beh, si forse non siamo abituati. E' che a vederli nei monitor, senza piedi, sembra quasi che volino, che siano degli esseri soprannaturali. Beh, all'inizio ci cascavo anch'io. Ora pero' non mi fa quasi piu' effetto... certo che se rivedessi Angelina Jolie, allora, come quel giorno di qualche anno fa a barcellona... Vabbe'.
Poi c'e' chi veramente ci crede. Si, ci crede di essere uno di quei dei greci, un dio sceso in terra con qualita' soprannaturali. Pero' di solito non ha stelle e strisce, ma sventola la bandiera tricolore. Loro si' invece, che si rivedono in tv e si montano tutti, fino a volare come dirigibili. Non tutti, ovvio, ma quelli che ho conosciuto io, erano proprio pieni pieni di elio. Vicino al fuoco c'era un po' da temere, che qualche flatulenza, magari...

IO TI QUERELO! Si, sembra che da noi vada di moda. Me lo diceva un ex di amici di Maria D. Phillips. "Se scrivi quel che ti ho rivelato, ti querelo!" Cose segretissime, uh, che anche i sassi sanno, pettegolezzi che poi sono veri. Comunque, poi capito che a me non fregava nulla, si e' tranquillizzato. Ma questo ben un anno fa.
"Ciao, bella. Lo sai che sembri proprio la mia ex, mi sto gia' innamorando di te!" Testuali parole. Giuro.
Io stavo parlando tranquillamente con Sara. Eravamo in una villa a Hollywood, su una terrazza da cui si leggeva la famosa scritta da un lato, e si vedeva il Griffith museo/osservatorio dall'altro. Arriva questo, sui 24-25 anni, credo, mi scansa come se fossi una tendina di perline di guano e va incontro a Sara, con la frase banale che vi ho detto. Italiano.
Ora non vi dico chi e', data appunto la mania italiana per le querele, dietro le quali insicuri attori si nascondono. Vi diro' solo che e' figlio e nipote di... nome noto anche qui. Ma lui di per se' non ha ancora fatto molto.
Se ne va dalla festa, dicendo ad un suo amico: "Ora si continua a casa mia, chiama pure qualcuno della festa, ma solo gente cool! Mi raccomando!"

Io, se posso, le feste a tema cinema le evito. Preferisco chi va alle feste per divertirsi e chiaccherare e non per lavorare. Comunque, voglio dire, in fondo e' il mondo di Hollywwod.

-to be continued-

Sunday, March 25, 2007

114- Gipi


Ci sono dei posti nella fantasia, e anche nei film, in cui ogni tanto, fa piacere andarci.
Stanze con piccoli oggetti accumulati e impilati. Forse pieni di polvere, che delicatamente prendi tra le mani. Magari libri, album fotografici che apri e che ti tuffano in uno stato alterato di emozioni e di ricordi forse mai vissuti.
Ogni tanto mi capita questa cosa quando ascolto Dispenser. Immaginaria. Scoprine nuove cose, entrare in posti ancora mai visti e vissuti.
L'altro giorno mi e' capitata per davvero. Ero in cerca di un libricino scritto da un amico. Il suo sogno.
Un libricino, di foto e di poesie che gli e' costato una faticaccia pubblicare, ma soprattutto realizzare. E ancora prima pensare di farlo per davvero.
Entro dunque in questo negozio. Piccolo, incuneato, come e' solito a L.A. in mezzo a luoghi anonimi. Mi ricorda il la libreria in cui si rifugia per caso, il ragazzino de "La storia infinita". Mancava il vecchio libraio impolverato. Al suo posto un punk sui 24 anni. Piercing e tattoo che ne coloravano la pelle.
Gli spiriti nei libri mi saltano subito addosso. Iniziano a sedurmi con le loro copertine. Libri che non trovi nelle larghe e luminose librerie. Fumetti mai visti, che alla prima occhiata ti vien da pensare: ma allora anch'io posso farlo! La bruttezza impressa su carta, che diventa bellezza. Si, proprio cosi'. Queste facce che escono forse da incubi che si materializzano nelle chine del fumettista. Storie che aspettano di essere lette, libri che sussurrano dagli scaffali, e che cercano a loro modo di sedurti.
Gipi e' diverso pero'. No, lui non l'ho trovato in questa libreria. L'ho conosciuto tramite Dispenser. E mi ha perseguitato da quel giorno. Mi insegue, come mi inseguiva la A.H. Homes col suo "Questo libro ti salvera' la vita", di cui vi parlero' magari un'altra volta, pero'. Dicevo, Gipi mi perseguita e come i libri della libreria incuneata tra indifferenti e caotiche vetrine sulla Fairfax, il suo "S." cerca di parlarmi. Io gli sfuggo. Ma niente. Credo che ad un certo punto i libri ti scelgano, e finche' non ti sei saziato delle loro parole, delle loro storie, continuano a farlo, finche' stremato cedi. (Ma', preparati che mi sa che questo sara' il prossimo libro che ti chiedero' di spedirmi...)
Le facce disegnate da Gipi ormai da tempo mi ricompaiono sul monitor, e mi guardano.
Ha un blog. E da qui annota i suoi progressi sui personaggi delle nuove storie che a poco a poco prendono vita dai suoi acquerelli. Bordone dice che si commuove tutte le volte che legge le sue vignette. Io ve lo segnalo, poi vedete un po' voi.

-to be continued-

Thursday, March 22, 2007

113- Alejandro Jodorowsky- The holy mountain


A ognuno i suoi di miti. A me da ragazzino aveva fatto impazzire "L'attimo fuggente". A Damien no. Lui e' cresciuto nel mito dei film di questo Jodorowsky. Visto e rivisto piu' volte in cassetta in giapponese, se la memoria non mi inganna, the holy mountain e' quello che in assoluto l'ha influenzato maggiormente.
"El topo", "Santa Sangre" e "The Holy Mountain". Un bel trio. Mentre vi scrivo sono appena tornato dalla Montagna sacra, appunto. Mi ha convinto e sono andato a vedermelo. Domani sera trasmettono Santa Sangre. Non so se ci andro'. Inizia a mezzanotte. Ce la faro' a resistere?

"The Holy Mountain e' un film del 1973. Dopo tale data e' sparito dalla circolazione. Riapparso sotto VHS in copie pirata (Damien sghignazza), ora riapparira' in forma legale in dvd rimasterizzato", questo e' quello che Robert Taicher, produttore e attore del film, dichiara.
Il racconto e' il viaggio di un uomo alla ricerca della verita' in un mondo surreale in cui la realta' prende in giro se stessa. Un viaggio di purificazione, quasi dantesco, alla ricerca di se stesso e della pace interiore. Il film e' ricco di simbologie e scene crude, specialmente se si pensa al periodo in cui fu girato.
Ha un filo comico che alleggerisce il film, come una brezza in un pullmann pieno di forti odori.

Non sono riuscito a cogliere proprio tutti i simbolismi presenti, veramente infiniti, che attraversano trasversalmente un po' tutte le culture. La parte che mi ha colpito di piu' pero', e' quando il protagonista incontra l'architetto o meglio l'allegoria dell'architettura del dopoguerra/anni settanta. Ad una platea di personaggi questo fantomatico architetto, presenta l'idea della sua architettura: griglie verticali, sezioni di palazzoni, affiancate le une alle altre, a formare un denso paesaggio di sagome/edifici. Piani fatti da molle, a cui sono legate delle sagome, un po' come le griglie di plastica che tengono uniti i pezzi dei modellini da staccare, assemblare e magari colorare.
"Bisogna convincere le persone che non hanno bisogno di case, ma che gli bastano delle tende, dei luoghi con tutte le comodita', innovazioni tecnologiche, anche se luoghi piccoli angusti...", spiega alla platea.
Si viene poi a capire che quelle sagome non erano nient'altro che bare. Piani di bare in cui rinchiudere migliaia di persone.

Se si pensa ai quartieri popolari di quegli anni, l'idea che evoca quella scena e' azzeccatissima!
La cosa mi ha fatto particolarmente sorridere, specialmente ripensando a quello che Bruno Zevi scrisse nel 1991(?) nel suo "Leggere, scrivere, parlare architettura" (tra l'altro: a chi l'ho prestato?) a proposito della brutta architettura, in cui paragona gli edifici mal progettati appunto a delle bare. Gia' solo per quest'immagine varrebbe la pena vedere il film.

Il finale e' quella ciliegina sulla torta che completa l'opera.
Tra qualche settimana usciranno i dvd rimasterizzati. Avviso che l'inizio e' un po' crudo, ironico ma crudo, come del resto tutto il film. Ma ne vale la pena.

-to be continued-

Wednesday, March 21, 2007

112- Ebay e le milioni di stelle...


Si sa, la societa' americana si basa sulla fiducia conquistata, non ereditata o supposta. Ti sei fatto il mazzo, te lo meriti! Fancazzista? Fuori!
Quando dalla concretezza si passa alla realta' virtuale, le cose possono anche essere diverse. Diciamo che pero' in linea generale funzionano. Non sempre pero'. Ebay, come altri siti, in cui si compra e si vende si basano proprio su quelli che si chiamano feedback. Sia il compratore che il venditore si danno un voto in base alla lealta'/velocita' della transizione. Pagato? si, va bene. Ricevuto intatto, come descritto? Punteggio massimo.
Poi un po' di fiducia. E' possibile anche leggere i commenti di chi ha gia' comprato da quella persona. Quale era l'oggetto comprato/venduto. Ecco. Leggere e' importante pero'.
Come al solito ci sono i furbi in giro. Scam, ovvero fregature. Ma come avvengono?
La notizia l'ho trovata sul numero di questo mese di WIRED.
Il metodoto piu' pericoloso pero' e' il seguente.
Si mettono in vendita un numero enorme di oggetti, di poco costo. SI fa i bravi e precisi. Tutto in regola. Il punteggio sale, le stelline cambiano colore, in base a quante transazioni il venditore ha fatto e lo score (punteggio) sale, fino a toccare il 100 per cento. Ovviamente piu' oggetti si son venduti, piu' alta e' la fiducia del venditore. Ed e' allora che comincia la fregatura. Al posto degli oggetti che costavano pochi dollari, se ne mettono altri molto, ma molto piu' costosi. Centinaia, migliaia di dollari. Tutti assieme. Si vendono gli oggetti, e nel mentre che gli oggetti ritardano, perche' mai spediti perche' inesistenti, loro hanno gia' intascato migliaia di dollari. Poi spariscono. Li beccano alcuni, ma non e' sempre cosi' facile. Le fregature piu' frequenti le si hanno da fantomatici venditori di macchine fotografiche digitali, e simili.
Fidatevi si, ma non troppo!

-to be continued-

Thursday, March 08, 2007

111- I cugini della campagna


Anche se a Gilby la campagna non piace tanto, quando si era piu' piccoli, d'estate ci si ritrovava sempre la'. A dormire in 8 in una camera da 15 metri quadri.
Notte fonda. Sdunk. Ecco a qualcuno gli si e' accasciata la branda. Solo che non c'era neanche lo spazio per rialzarsi e ritirarla su, senza che nessuno si svegliasse. Pero' di giorno si stava tutto il tempo fuori, magari a caccia di lucertole o a costruir capanne. La cameretta ci serviva solo da riparo. Dietro la porta in acciaio del nonno mastro ferraio-fai tutto da te, ci proteggeva dalle feroci e rumorose fiere che affamate si aggiravano per la campagna. E qualche gallina o coniglio ogni tanto lo facevano fuori. Da gande in realta' le feroci bestie si rivelarono gatti e volpi e cani randagi. Pero' vuoi mettere?

Come il sole salentino mi scaldava le ossa, cosi' quello di LA, mi scalda il volto, appena che puo'. Quando insomma non si lavora. Cosi' tra un party e l'altro la notte, mi son ritrovato con i due quasi sosia di famiglia. I genitori di Lorenzo, domani partono per tornare in Italia. Cosi' mi chiama per invitarmi al mini-party, quasi italiano.
Lorenzo, originario di Roma, che gia' conoscevo, e' musicista. Tipo blues e Jazz. A lui si e' aggiunto Giuseppe o Beppe o Peppe o PEP, come si fa chiamare lui in inglese. Originario di Catanzaaaaro, ma romano di adozione. Qualche mese lo passera' anche lui qui.
Lorenzo, mi ricorda Massimiliano, mentre Giuseppe Gilby o Gilberto. Stesso sorriso e sguardo furbetto, o quasi.

Insomma, mancano solo le lucertole e la capanna...

-to be continued-

P.S. La foto non rende tanto, ma dal vero la somiglianza e' quasi imbarazzante. Almeno un pochetto.

Tuesday, March 06, 2007

110- Forro in the dark


Scusa, qual'e' il cd con le canzoni che avete cantato prima? (Ce ne erano due). Non e' che volessi fare il taccagno, ma siccome 15 dollari, non sono proprio da buttare via allora.
Questo e' l cd che che cerchi. Ma di dove sei? Italiano?
Si, perche'?
Anch'io sono di origine italiana, i miei sono di Vicenza. Mi racconta Mauro, uno della band, parlando non proprio correttamente italiano. E' brasiliano, non so se e' nato in Italia, pero', non mi ricordo.
Bella l'Italia, specialmente il salento (e che ci faceva questo in salento? e poi lo chiama salento non Puglia, sa' il fatto suo... indaghiamo)
Ah, ma veramente? E come mai?
Ah, la Pizzica, e' fantastica! (Ora mi racconta pure dei balli tipici, a me, di sangue salentino, ma che purtroppo a Melpignano, per la festa della Notte della Taranta, una delle tante piazze di paesini assolati, dove si balla la pizzica, non ci sono mai stato)
(La tradizione racconta, che le donne punte dalle tarantole, durante la mietitura, in un particolare giorno dell'anno, entravano in uno stato di trans, iniziavano a rotolarsi per terra, saltare sui muri, in preda a movimenti convulsi e incontrollabili. Da qui la particolare danza. Correzioni ben accette da i vari danzatori di pizzica sparsi per il blog)

Ho poco dopo scoperto, ritornando al tavolo, che il cd appena comprato non era del gruppo che avevo appena ascoltato, e che volevo, ma di un'altro che appunto si sarebbe esibito piu' tardi. Qui a Los Angeles, si usa molto, nei pub o locali un po' in tutta la citta', invece di musica di sottofondo da cd, avere gruppi dal vivo, che un po' da tutti gli USA vengono ad esibirsi. Paghi un 4-8 dollari per entrare, e il divertimento e' quasi assicurato.

Dopo aver parlato per una ventina di minuti non potevo tornare indietro a restituirgli il cd. Erano poi in fondo il gruppo principale della serata. Vabbe' me li ascolto, ho pensato, e vediamo un po'.
I componenti del gruppo "Forro in the dark" vivono a New York, ma sono origirari del Brasile. Originariamente c'era una certa Miho Hatori, come cantante, che stava assieme ad un certo Smokey Hormel. Poi lei se n'e' andata per la sua strada. Lui e" rimasto.
Come spesso capita, artisti piu' importanti presentano gruppi minori nei loro concerti, o magari cantno canzoni assieme, per promuoverli. In questo caso troviamo nel cd in questione, David Byrne e Bebel Gilberto.
Diciamo che tamburello, flauto e triangolo, sono gli strumenti base. Io sono riuscito a stare seduto solo per la prima canzone, poi accortomi che le mani e le braccia erano gia' partite per fatti loro, ho fatto che accompagnare il tutto, alzandomi dalla poltroncina, per tuffarmi nell'irresistibile ritmo di un samba rock, che tarantolava le persone sulla pista.
Dico solo che io di solito, sono tra quelli che addobbano, assieme ai fiori, le carte da parati dei locali notturni. Sui divanetti.

Vi rimando al loro sito (tenete il puntatore del mouse sul faccione della mucca pazza).

-to be continued-

Thursday, March 01, 2007

109- El pueblo de nuestra señora la reina de los angeles de porciuncula detta anche L.A.


(Questo post l'avevo scritto per il blog del buon M.B. tanto tempo fa ormai. Non ' che sono in vena di riciclaggio e' solo che visto che pian piano mi sto riaggiustando le categorie a lato, questa agli sprovveduti che si avventurano a L.A. potrebbe tornare utile)

Los Angeles e’ una citta’ simpaticamente anti-turista. Non si fa scoprire dall’occhio disattento. Una citta’ che non comprendi nei monumenti assenti. Va capita e conosciuta dai dettagli, quelli che insaporiscono i gesti quotidiani.
Los Angeles che cogli negli occhi della gente. Quelli che riflettono speranze di fama nella film industry, che incontri alla pompa di benzina, tra i camerieri dei ristoranti, andando in bici lungo la spiaggia.
Quelli che riflettono speranze di una vita migliore per se’ e magari per i propri cari forse lontani, che incontri nei bus, che chi ha un po’ piu’ di soldi non prende, o sui marciapiedi di downtown.L.A. che scopri viaggiando sul rapid 720, il bus rosso che percorre tutta la Wilshire blvd, la strada che tocca i punti nevralgici della citta’.
Tra gli “How’re u doing?” e “Have a nice day!” degli autisti e passeggeri, che colorano una citta’ rilassata, gioiosa e tranquilla
sotto il sole californiano.
Apprezzando le bellezze locali a sorsoni di caffe’ e gustandosi un brownie al Coffee Bean tra la Fairfax e Sunset.
Nei sorrisi delle cameriere de Il fornaio di Beverly Hills, al 301 di Beverly Dr.
La sera al profumo di Jazz and Blues, nei locali tra Crenshaw e Leimert, con quadri e oggetti che ti rimandano al cuore nero americano di tempi trascorsi.
Tra i resti di ceramiche e frattaglie della citta’, che adornano le alte ma modeste Watts Towers del Gaudi’ italiano, Sabato Rodia.
Magari scambiando due parole con gli occhi appena scoperti, sotto la barba folta di Bubble Man, l’uomo che regala sorrisi ai bambini con le sue bolle di sapone, vicino allo storico Carousel sul Pier di Santa Monica.

L.A. e’ come lo Standard Hotel in Downtown. Su per l’ascensore fino all’ultimo piano, prendi il corridoio sulla destra, poi vai su, sulla scaletta di servizio: Bar, Cielo aperto, Grattacieli, Piscina bluissima alle luci della notte e Guscioni con letti ad acqua.
Come i canali di Venice, non visibili dalla spiaggia, che nascondono viali su corsi d’acqua che riflettono case di miliardari, travestite da baracche fancy, che magari saluti mentre rilassati si leggono un libro nel giardinetto, a due metri da te.
Come il piccolo Larchmont Village, tra Larchmont e Beverly blvd, che come un fiore si apre tra la griglia di una citta’ che sembra gia’ capita.
Ampia e vasta, ma allo stesso tempo nascosta e sconosciuta alla fretta.
Un’ enciclopedia, senza indice. Una rete di gente, strade e autostrade senza fine, grande come internet, ma senza Google per consultarla.

-to be continued-